25 giugno 2010

A.A.A MORELLINO DI SCANSANO

E’ nata a Scansano, nel febbraio 2008 l’Associazione Amatoriale Amici del Morellino che ha come scopo principale quello di aggregare gli appassionati di questo vino e di valorizzarlo nella sua veste di espressione territoriale avendo come riferimento l’uso del vitigno Sangiovese tipico della tradizione storica della zona, proposto o in purezza o abbinato con altri vitigni autoctoni.

Gli associati sono, quindi, veri appassionati di questo vino e di questo territorio e possono essere semplici consumatori o esperti sommelier. In pratica la loro attività consiste nell’organizzare delle cene/degustazioni presso ristoranti di Scansano e nell’occasione effettuano degustazioni alla ceca con 4 morellini proposti dal ristorante stesso.

Assaggiano, quindi, i vini senza sapere in anticipo da quali cantine provengono e, cosa non di poco conto, acquistano i prodotti degustati. Sabato 19 giugno sono stato invitato ad una loro cena particolare, e ho potuto assistere al rito, partecipando alla degustazione. Infatti, in occasione di questa cena hanno premiato i migliori tre Morellini vendemmia 2007 assaggiati durante l’anno, invitando i rispettivi produttori.

E’ stato un evento molto piacevole e una buona occasione per conoscere gli amanti di questo vino e scambiare con loro opinioni sui temi più svariati. Durante la cena, scheda alla mano, abbiamo valutato i quattro vini e abbiamo proceduto, quindi, alla fine ad una vera e propria classifica con voti. Il tutto con l’ausilio di computer e di sistemi statistici di calcolo.

Nonostante l’aspetto amatoriale di questa associazione e il valore simbolico del premio ricevuto, ma forse proprio per questo, rimane il grande piacere di aver visto riconosciuto il proprio lavoro da parte di una associazione che svolge questa attività, senza fine di lucro, per il piacere e per passione verso questo vino e il suo vitigno principale: il Sangiovese.

Colgo l’occasione per ringraziare l’Associazione per l’inaspettata sorpresa e tutti gli Amici del Morellino.

5 febbraio 2010

Sangiovese in Bianco – ovvero “Ex Rubro”

Avevo promesso un aggiornamento su questa nuova sperimentazione in cantina e finalmente è giunto il momento.

La premessa in questo mio precedente articolo.

Avevamo espresso all’inizio, insieme ai miei enologi, alcune perplessità sul risultato finale per una serie di motivi, soprattutto rispetto alla parte tecnica.

La necessità di dover ricorrere a filtrazioni al carbone o all’utilizzo di bentonite per correggere il colore, ci lasciava perplessi. Incertezze sul bouquet e in generale sulla strutture organolettica. Dubbi, insomma, che ci siamo portati appresso sin dall’inizio, ma che “mandimmano” (alla maremmana) si sono fugati con nostra piacevole sorpresa.

Abbiamo fatto assaggiare il nostro bianco ad amici, in occasione di una cena quì a Poggioaltoro. Cena a base di verdure dell’orto (in particolare un potage di porri e patate) e verdure spontanee di campo (rapestrelli ripassati e cicoria ripassata con pomodoro). Come antipasto un fritto, in pratica una pastella a base di uova, farina e salvia. Scusate la digressione momentanea, ma quando si parla di cibo mi faccio prendere volentieri la mano.

Il risultato ci ha lasciati molto soddisfatti, quì possiamo solo farvi vedere alcune foto (non d’autore sicuramente) del risultato “quasi-definitivo”. Aromi e gusti posso solo descriverli purtroppo, rimandandovi ad una successiva degustazione; alla quale (lo dico sin d’ora) siete tutti invitati con “pernottamento gratuito”.

Al naso potrete sentire un inaspettato ed elegante aroma di sidro e in generale molta frutta, per me - non sono un sommelier - potrebbe ricordare addirittura un vino del trentino.

In bocca, con i suoi 12 gradi, è piacevole e sicuramente non impegnativo, ma lascia la voglia di riprovarlo non appena riposato il bicchiere sul tavolo. Un finale piuttosto breve, conseguenza di una raccolta precoce per non comprometterne il colore, conclude l’assaggio.

Ecco, in conclusione, posso dire che da oggi (ma devo ancora imbottigliarlo dopo averlo filtrato) abbiamo anche un bianco: il nostro “Ex Rubro”.

 

P.S.: saremo felici di ospitare , con pernottamento in azienda gratuito, chi fosse interessato ad assaggiare questo vino (contattateci via mail facendo riferimento a questo articolo). 

20 gennaio 2010

Serate a Grosseto

 

La mia amica Alessandra Rossi, già più volte citata nei miei post, ha organizzato a Grosseto una piacevole rassegna di degustazioni presso i cinque wine-Restaurants nel centro storico di Grosseto:

 ”Rosso e Vino”,  ”Dante”, “L’uva e il Malto”, “Bollicine e Passione” e “La 16″.

Musica, vino e cibo sono stati i protagonisti. Per quanto riguarda i vini ero in ottima compagnia: colleghi ma soprattutto amici.

Le immagini del video danno un’idea dell’allegra atmosfera che, come sempre, ha saputo creare Ale la quale saluto e ringrazio.

8 ottobre 2009

Altro giro altra corsa: ovvero vendemmia 900 ceppi

Oggi 8 ottobre, all’alba, abbiamo iniziato la vendemmia del 900 Ceppi. Stessa particella di vigneto stesse piante – come da “disciplinare aziendale” mi verrebbe da aggiungere ironicamente. Non mi dilungherei troppo sui particolari della vendemmia così come sulle qualità delle uve. Non vorrei fare la parte dell’Oste, senza offesa per la categoria chiaramente.

La nota più rilevante, almeno per me e per i più curiosi, è costituita dal fatto che da quest’anno ho deciso di procedere con una vinificazione in legno.

 foto sito nuovo 163   foto sito nuovo 162

Userò infatti i vecchi tonneaux da 5 ettolitri che ho in cantina. Molta cura nella pulizia con abbondante uso di vapore per cercare di abbattere il probabile inquinamento batterico accumulato nei tre anni precedenti.

100 cassette in tutto, più o meno 12 quintali di uva, che una volta diraspati e pigiati produrranno i 10 ettolitri del 900 Ceppi. Accuratamente affinati in 2 tonneaux nuovi, appositamente predisposti.

A proposito, la settimana scorsa è uscita la guida dell’Espresso e il 900 Ceppi 2007 si è aggiudicato 4 bottiglie. Anche queste sono soddisfazioni.

Visto che qualcuno me lo ha chiesto a presto darò un aggiornamento sul Sangiovese che ho vinificato in bianco a metà settembre, come annunciato nel post precedente. Per il momento posso solo dire che la cosa si fa interessante.

8 luglio 2009

SANGIOVESE VINIFICATO IN BIANCO

Premessa: ho sempre avuto un debole per i bianchi e adoro le bollicine. Ho scelto la maremma per molti motivi e coltivare Sangiovese è stata una scelta naturale.

Terra di Rossi, ma non solo, eppure certi Bianchi come dico io non li ho ancora incontrati da queste parti. Allora mi sono chiesto, insieme ai miei enologi, come posso coniugare la mia passione per i bianchi con l’amore per il Sangiovese?

Dopo una breve pausa e uno scambio d’occhiate, la risposta è nel titolo di questo articolo. Dopo la buona riuscita del nostro primo IGT  – il 900 Ceppi – la sfida per la prossima vendemmia è servita.

Filippo Artini e Dario Parenti – i miei enologi – hanno riassunto così i punti salienti di questa operazione, che personalmente trovo molto stimolante.

L’idea di vinificare il Sangiovese in bianco nasce dall’esigenza di sfruttare al 100% il potenziale del nostro vigneto, impiantato solo con vitigni a bacca rossa. L’idea nasce inoltre per metterci e mettere il Sangiovese alla prova su un terreno pressoché sconosciuto. Sono pochissimi in Italia i produttori di Sangiovese vinificato in bianco, ed in Toscana ce ne risulta soltanto uno.

Le difficoltà maggiore che ci aspetta sarà quella della valutazione ottimale del periodo vendemmiale per cercare di ottenere un profilo aromatico importante e di evitare che le bucce cedano colore.

Il problema principale è che sia le componenti aromatiche sia polifenoliche (antociani e tannini) si accumulano nella buccia dell’acino, ed il loro sviluppo va di pari passo durante la maturazione.

Dovremo prenderci dei rischi nell’attendere uno sviluppo aromatico importante e evitare un’eccessiva colorazione del mosto, che poi richiederebbe interventi di decolorazione che non rientrano nella nostra filosofia: per noi è di primaria importanza il rispetto della natura e, anche se la vinificazione del Sangiovese in bianco ha tutto il sapore di una sfida, non ci permetteremo mai di avere un approccio troppo invasivo durante tutte le fasi della vinificazione.

La partita principale si giocherà a partire dalla raccolta fino alla pressatura: in queste fasi si dovrà azzerare l’ammostamento delle uve in vigna, caricare la pressa manualmente con le uve intere (se e solo se l’agostamento del legno sarà perfetto, altrimenti si rischiano sgradevoli cessioni da parte del raspo), calibrare l’intensità della pressatura in modo da estrarre più aromi possibili senza estrarre colore.

Da un punto di vista degli aromi ci aspettiamo qualcosa di veramente particolare, e possiamo immaginarci un vino molto fruttato con delle note floreali. Cercheremo di esaltare gli aromi primari dell’uva e di mantenere in un secondo piano gli aromi fermentativi tramite l’utilizzo di lieviti selezionati che abbiano nel loro DNA queste caratteristiche.

Se da un lato ci quest’impresa presenta degli aspetti tecnici difficili da superare, da l’altro ci offre la possibilità di esaltare una delle caratteristiche principali del Sangiovese e cioè l’elevata acidità che caratterizzerà una vendemmia anticipata rispetto alla maturazione fenolica ottimale. Cercheremo di esaltare questa caratteristica e non di limitarla o smorzarla come ormai troppo spesso avviene su molte tipologie di vino.

A settembre la prossima puntata!

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