SANGIOVESE VINIFICATO IN BIANCO
Premessa: ho sempre avuto un debole per i bianchi e adoro le bollicine. Ho scelto la maremma per molti motivi e coltivare Sangiovese è stata una scelta naturale.
Terra di Rossi, ma non solo, eppure certi Bianchi come dico io non li ho ancora incontrati da queste parti. Allora mi sono chiesto, insieme ai miei enologi, come posso coniugare la mia passione per i bianchi con l’amore per il Sangiovese?
Dopo una breve pausa e uno scambio d’occhiate, la risposta è nel titolo di questo articolo. Dopo la buona riuscita del nostro primo IGT – il 900 Ceppi – la sfida per la prossima vendemmia è servita.
Filippo Artini e Dario Parenti – i miei enologi – hanno riassunto così i punti salienti di questa operazione, che personalmente trovo molto stimolante.
L’idea di vinificare il Sangiovese in bianco nasce dall’esigenza di sfruttare al 100% il potenziale del nostro vigneto, impiantato solo con vitigni a bacca rossa. L’idea nasce inoltre per metterci e mettere il Sangiovese alla prova su un terreno pressoché sconosciuto. Sono pochissimi in Italia i produttori di Sangiovese vinificato in bianco, ed in Toscana ce ne risulta soltanto uno.
Le difficoltà maggiore che ci aspetta sarà quella della valutazione ottimale del periodo vendemmiale per cercare di ottenere un profilo aromatico importante e di evitare che le bucce cedano colore.
Il problema principale è che sia le componenti aromatiche sia polifenoliche (antociani e tannini) si accumulano nella buccia dell’acino, ed il loro sviluppo va di pari passo durante la maturazione.
Dovremo prenderci dei rischi nell’attendere uno sviluppo aromatico importante e evitare un’eccessiva colorazione del mosto, che poi richiederebbe interventi di decolorazione che non rientrano nella nostra filosofia: per noi è di primaria importanza il rispetto della natura e, anche se la vinificazione del Sangiovese in bianco ha tutto il sapore di una sfida, non ci permetteremo mai di avere un approccio troppo invasivo durante tutte le fasi della vinificazione.
La partita principale si giocherà a partire dalla raccolta fino alla pressatura: in queste fasi si dovrà azzerare l’ammostamento delle uve in vigna, caricare la pressa manualmente con le uve intere (se e solo se l’agostamento del legno sarà perfetto, altrimenti si rischiano sgradevoli cessioni da parte del raspo), calibrare l’intensità della pressatura in modo da estrarre più aromi possibili senza estrarre colore.
Da un punto di vista degli aromi ci aspettiamo qualcosa di veramente particolare, e possiamo immaginarci un vino molto fruttato con delle note floreali. Cercheremo di esaltare gli aromi primari dell’uva e di mantenere in un secondo piano gli aromi fermentativi tramite l’utilizzo di lieviti selezionati che abbiano nel loro DNA queste caratteristiche.
Se da un lato ci quest’impresa presenta degli aspetti tecnici difficili da superare, da l’altro ci offre la possibilità di esaltare una delle caratteristiche principali del Sangiovese e cioè l’elevata acidità che caratterizzerà una vendemmia anticipata rispetto alla maturazione fenolica ottimale. Cercheremo di esaltare questa caratteristica e non di limitarla o smorzarla come ormai troppo spesso avviene su molte tipologie di vino.
A settembre la prossima puntata!
[...] La premessa in questo mio precedente articolo. [...]
Pingback by Sangiovese in Bianco – ovvero “Ex Rubro” « Poggio al Toro — 5 febbraio 2010 @ 3:05 pm
Grazie Ale, in effetti c’è molta curiosità intorno a questa idea. Ci sentiamo presto.
Commento by vincenzo — 31 luglio 2009 @ 8:59 am
La curiosità è d’uopo. Dopo il 900 Ceppi mi aspetto altre ottime sorprese da codesta cantina.
Ale
Commento by Alessandra Rossi — 26 luglio 2009 @ 9:39 am
ciao Stefania è stato un piacere conoscerti. In effetti anche io sono molto curioso.
Commento by vincenzo — 17 luglio 2009 @ 6:32 pm
Non vedo l’ora di provarlo.
Commento by stefania — 17 luglio 2009 @ 2:47 pm
grazie bianca, il momento in effetti non è dei migliori, ma come dici tu le idee non mancano. Questa in particolare mi affascina non poco.
Commento by vincenzo — 10 luglio 2009 @ 10:56 am
Che dire… in questi giorni è comune sentire un disagio generale ed una totale assenza imprenditoriale di proposte e di idee.
Per questo leggere quanto scritto è un toccasana!
Trovare il piacere di continuare la ricerca di nuove vinificazioni e
il coraggio di sperimentarle, non soltanto è coraggioso, ma è il giusto atteggiamento rispetto ad un periodo non proprio incoraggiante.
Del resto, conoscendo Vincenzo, la sua passiome, la sua voglia di mettersi sempre e comunque in gioco, la sua capacità di proporre piuttosto che lametarsi, non è poi così una sorpresa.
Bravo Vincenzo! Bravi Dario e Filippo.
A presto
Bianca
Commento by bianca — 9 luglio 2009 @ 6:15 pm